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Porsche Boxster 2.7 provata da Davide Amante Stampa questa paginaNews Feed





5.000 giri. Il ritmo delle pulsazioni comincia a salire, la pupilla si dilata, la concentrazione si fissa sulla strada di fronte al cofano bianco. Con la Boxster occorrono curve per divertirsi e noi la portiamo in Toscana, fino all’Isola d’Elba. E’ la prima volta che guidiamo una Boxster e la prima sensazione appena partiamo è decisamente affascinante: morbidezza sensuale pronta ad esprimere aggressività in qualsiasi istante.
L’intesa è immediata, la rigidezza del telaio e delle sospensioni sono calibrate quanto basta per trasmettere ogni dettaglio della guida senza tuttavia infastidire anche il più comodo dei guidatori. Il risultato è un assetto compatto, efficace. Gli interni sono sobri come vuole la tradizione tedesca, ogni cosa è al suo posto e non c’è nulla che possa distrarre il guidatore dall’essenziale: la strada. La docilità del cambio e l’elasticità in ripresa nella guida in autostrada possono indurre i guidatori inesperti a credere di avere il controllo, inaspettatamente i consumi sono contenuti.
Ma la Boxster è altro, ha bisogno di passione, aggressività, fluidità e senso del limite, sia nel saperlo raggiungere sia nel saper non oltrepassarlo. Allora l’intesa diventa interessante e la macchina comincia a dare tutta sé stessa. Compreso questo aspetto, il biglietto dell’autostrada in mano e le monetine per il casello nell’altra sono inevitabili. Il finestrino scende, si ascolta il tamburellare delle dita sul volante, appare un sorriso impaziente di abbandonare l’autostrada e spingersi sulle strade secondarie, quelle con più curve e dove il percorso è più lungo.











L’impostazione cambia completamente. Avere una destinazione, arrivare da qualche parte è banale, in certo senso irrilevante. Non ci si preoccupa più di quanto tempo occorre per andare ma di come si trascorre il tempo. È una questione di qualità.
Puntiamo sulle colline, all’interno della Toscana fino a Firenze. L’apertura del tettuccio è stata razionalizzata da Porsche in due soli movimenti. La mano si allunga verso un maniglione centrale sopra il lunotto e la stessa mano schiaccia poi un tasto che in pochi secondi completa l’operazione di apertura. Il tettuccio si può aprire anche con l’auto in movimento, fino a 50Km/h.
Curve. Il baricentro basso e il motore in posizione centrale assicurano alla Boxster una stabilità impressionante, l’inserimento veloce in curva è preciso, la macchina è tutt’uno con il guidatore, risponde esattamente al ritmo che le si vuole dare. Il PSM (Porsche Stability Management) di serie, interviene intenzionalmente con un leggero ritardo, a vantaggio della sportività di guida. Saliamo fra le colline, la respirazione accelera, il cambio è fluido, la coppia motrice è costante quasi per tutta l’escursione di giri del motore. Nell’impostare curve e controcurve strette la Boxster è compatta con il guidatore, non lo molla, segue ogni sua mossa. Il rapporto si fa intenso, la capacità di controllo è indispensabile per mantenere il divertimento. Ci inseriamo in un lungo viale alberato secondario.





Da qui la strada è più dritta, acceleriamo a fondo in terza, il motore alle spalle cambia tonalità, si irrigidisce, diventa aggressivo. 5.500 giri. Le sagome degli alberi scorrono sempre più velocemente riflesse sul cofano anteriore. 6.000 giri. La lancetta si avvicina al suo limite, il respiro si accorcia. 7.000 giri. Facciamo un allungo finale e riprendiamo, al termine del viale alberato, le colline. Qualche nuvola occasionale scorre con il suo riflesso sul cruscotto. Si cambia impostazione, velocità più contenuta, maggiore attenzione ai dettagli, fluidità di guida.
La Boxster si adegua immediatamente al nuovo ritmo. L’aspetto interessante è che questa auto, come tutte le cose genuinamente appassionanti, non genera alcuna stanchezza. Si prosegue indefinitamente. E con la stessa docilità ci si può fermare a un tavolino a bere qualcosa sotto il sole di primavera ascoltando il ticchettìo rassicurante del motore che si raffredda per poi ripartire alla guida seguendo l’istinto e la fantasia che ispira la strada, la macchina sempre all’altezza della situazione. Dopo Firenze sale un’amica e si cambia stile di guida.







Sembrerebbe che la Boxster sia una comune automobile, peraltro piuttosto comoda per due persone, con ampi spazi sia nel bagagliaio anteriore sia in quello posteriore, più contenuto. Puntiamo verso Piombino portando occhiali da sole dal lato di guida e un foulard al collo sempre più sciolto dal lato passeggero, in un paesaggio caldo dai profumi intensi di primavera. Il motore adesso ha un suono vellutato. Soltanto l’occasionale accelerata necessaria per un sorpasso lascia intendere un lieve, impercettibile sorriso sotto gli occhiali da sole del guidatore.
Siamo ospiti all’Hotel Hermitage della Biodola per qualche giorno. Le portiere della Boxster si aprono, le valigie raggiungono la hall passando di mano in guanti bianchi. Il servizio è preciso, puntuale.
‘Buongiorno, lei è lo scrittore…’
‘Dicono, alcuni…’
‘E’ qui alla guida della Porsche, mi hanno avvisato’
‘Probabilmente è la Porsche che è qui alla guida di me. In ogni caso, sì’
‘Ci auguriamo che abbia una buona impressione dell’Hermitage, scriva qualcosa di carino. Ecco le chiavi della suite’.
Incidentalmente mi accorgo che la Boxster non sembra infastidita dal telo da spiaggia e la cesta per il picnic. La versatilità è il suo carattere, più di quanto ci si aspetterebbe da una due posti secchi.
Se questo fosse un articolo per una rivista o che dovesse leggere la Porsche Italia, tanto gentili e premurosi nel consegnarmi l’auto, sarebbe inopportuno scriverlo. Ma se resta fra pochi intimi posso affermare che ho provato la Boxster anche su un paio di sterrati, che all’Isola d’Elba non sono propriamente dei migliori. Insisteva una ragazza del servizio fotografico. Ho constatato che la macchina è quantomai versatile. Ciò che invece la Porsche Italia può leggere è che all’Isola d’Elba ci sono stati un paio di temporali violenti.
All’Hermitage ci stavo soltanto la sera, perchè ero troppo preso dall’entusiasmo di provare la macchina su tutte le strade possibili. Perciò ho preso in pieno entrambi i temporali e non solo tettuccio e guarnizioni tengono alla perfezione la pioggia, fatto prevedibile, ma la Boxster ha una tenuta di strada davvero impressionante anche sul bagnato. L’impostazione in curva, così come la frenata anche in presenza d’acqua sono impeccabili. A proposito di freni: all’Isola d’Elba si scende dal Monte Perone verso Marina di Campo lungo una strada fra i boschi nota per la pendenza. I freni non hanno mai dato segni di affaticamento anche con una guida spinta e hanno mantenuto una perfetta modulabilità.













In generale si ha l’impressione che il concetto di sicurezza, con le Porsche in genere e con la Boxster in particolare, sia spostato su un altro livello. In frenata, anche dalle alte velocità, la macchina non si scompone, si ha il completo controllo della situazione. Durante le correzioni veloci d’assetto, telaio e sospensioni tengono, la Boxster risponde velocemente e con precisione. Non c’è scarto fra ciò che si fa e ciò che accade.
Il punto è che mi aspettavo un’auto con dei limiti d’uso e, benché una Porsche si porta sempre con un certo riguardo, ho invece scoperto una guida diretta, intuitiva, semplice.
E poi c’è la faccenda della macchina scoperta. Può accadere che ondate di cielo entrino in macchina e per questo motivo a volte ci si sente più vicini alla linea dell’orizzonte.
Torniamo a Milano. Compro la Boxster. Bianca.

Ringraziamo lo scrittore Davide Amante che ha provato per Marina Magazine Italia la Porsche Boxster 2.7
Si ringrazia inoltre per la collaborazione nell’iniziativa l’Hotel Hermitage dell’Isola d’Elba, Toremar Traghetti, Prosecco Val D’Oca





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