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Reportage » Autumn in New York
Da sempre New York è uno sorta di “scintillante calamita” per cantanti, scrittori, pittori, musicisti... E ognuno ne dà una propria chiave di lettura per poter interpretarla. Per questo non bisogna basarsi interamente su di una singola descrizione. Come disse Jack Kerouac: “L'unica cosa da fare è andarci”. La prima volta che misi piede a Manhattan, mi sentii come se fossi in mezzo ad una giungla. L'altezza dei grattacieli mi schiacciava verso il basso; il traffico, la folla e il rumore assordante di clacson e ambulanze mi disorientavano. Ebbi come l'impressione di non poter fuggire da quel reticolo grigio di strade e palazzi che mi avviluppava. Tuttavia si trattò di una prima impressione. Visitandola più volte, camminando per i vari quartieri e andando alla ricerca delle sue particolarità, constatai che New York non era poi quel caos che a prima vista mi colpì. Non c'è solo la New York dei grandi negozi, dell'affollata 5th strada o della luminosa e appariscente Time Square. Esistono luoghi che riescono ancora a trasportare la gente in una realtà diversa da quella della grande metropoli che “soffoca la creatività”. Per trovare questi luoghi bisogna scrutare attentamente nelle viscere della città; bisogna viverla; non bisogna fermarsi agli stereotipi raccontati su di essa. Il primo luogo che scoprii, e che mi fece aprire gli occhi sulla reale bellezza di New York, fu Central Park. Ebbi la fortuna di vederlo per la prima volta in stagione autunnale. Dopo le feste e il clamore dell'estate, l'autunno porta una malinconia sottile che vaga per le strade della città. Questa malinconia la si ritrova nel silenzio del parco, dove gli alberi si spogliano lasciando cadere foglie appassite sui prati, lungo i viali abbandonati, sulle panchine ora tristi e solitarie...Qualcuno ancora passeggia lungo i sentieri dei laghi, porta a spasso il suo cane, riposa sui prati cogliendo il calore degli ultimi raggi di sole. “Ho vagato per le strade, i ponti, Time Square, i caffè, lungo il fiume; ho incontrato i miei amici beat-nik e con loro ho continuato a girovagare; ho avuto alcuni amori con le ragazze del Village, e ho fatto tutto questo con quella gioia sfrenata e folle che ti assale non appena torni a New York”. Così Jack Kerouac commenta la sua New York. Ed io non posso non condividere. Alla fine questa città porta chiunque la veda ad amarla. E non smette mai di sorprendere. |
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